(NO)

PORTRAIT

L'ANTI

RITRATTO

Un paio di secoli di emancipazione femminile non sono sufficienti a cancellare  

le tracce di un disequilibrio di potere tra l’individuo femminile e maschile che tuttora permane nella società contemporanea. Fenomeno noto da secoli nei Paesi meno evoluti per radicate fondamenta socio-culturali e religiose, ma presente e mai veramente estirpato anche nei Paesi più ricchi del pianeta. Ecco perché siamo di fronte ancora ad una questione sociale, a un conflitto culturale, e non alla devianza di un gruppo, seppur cospicuo, di maschi. 

 

Le donne ritratte da Donatella Izzo sono le donne vittime di violenza del nostro tempo, ma i loro sguardi sono capaci però di varcare i sottili confini dei ricordi per raccogliere nella memoria personale e collettiva, una donna del passato, che sia essa una madre, una nonna, o una donna qualunque appena conosciuta. Ieri come oggi, come se il tempo si fosse fermato e non si sia stato capace di cancellare episodi di violenza psicologica e fisica sul genere femminile.

 

La donna della Izzo è una donna che ha subito: i volti sono deturpati, a tratti cancellati con evidenti segni di tagli, graffi e abrasioni sulla pelle. Molto spesso i volti sono coperti da macchie di colore quasi sempre nelle tonalità del rosso.

Il maltrattamento fisico si confonde con quello psicologico quando la fotografia cattura la luce in occhi spalancati eppure immobili, forse impauriti, certamente stanchi.

La violenza subita da queste donne è tradotta nelle opere a partire dalla tecnica utilizzata dall’artista: lo scatto fotografico è solo un tassello di una sequenza che comprende interventi come pittura, collage, abrasione e cancellazione. La tecnica fotografica si ispira a un percorso personale di riparazione e ricostruzione di ciò che è stato infranto e danneggiato, spezzato e sezionato esplorandone e dividendone le parti, per poi ricostituire e ri-assemblare il ritratto con modalità inattese ma di grande compostezza formale, allo scopo di costituire una tensione dialettica nell'identificazione fra il soggetto - rotto, incompleto o pressoché assente - e lo spettatore, il quale si addentra in una riflessione su ciò che è andato perduto.

 

Sebbene deturpata, violata, cancellata, la donna della Izzo ci guarda con uno sguardo ancora fiero che sia di resistenza

nell’ennesimo atto di perdono, o di rassegnazione in un disperato ma silenzioso grido di aiuto.

grandi_ the last day in october.png
Donatella Izzo,Venus, 2019 stampa giclèe
grande: she wanted.jpg
Grande_timeless.png