TRASFIGURAZIONI

Nell'iconografia mediatica tutto ciò che è femminile e seducente si trova spesso avvolto in un'atmosfera di apatia che castra la sensualità come potrebbe fare una porta trasparente ed espone la donna come un oggetto prezioso, ma, in questa esposizione irrimediabilmente inutile. Il corpo femminile, territorio privilegiato della ricerca di Donatella pizzo, è lo strumento che la moda, il cinema, la pubblicità e il mondo delle merci utilizzano come contenitore della bellezza asessuata ed equivoca, territorio di sperimentazione che, malamente imitato dalle donne di tutti i giorni, cancella irrimediabilmente le ultime tracce di una possibile bellezza che abbia ancora qualche riferimento con la seduzione. Nella mercificazione mediatica del corpo c'è un sottile confine tra eros e morte, nel momento in cui la messa in scena della seduzione ne determina la sua ineluttabile caducità; ed è esattamente su questo filo che si snoda la poetica dell'artista che, attraverso la deformazione della materia e della decolorazione dell'immagine fotografica, innesca un corto circuito nella dialettica corpo-seduzione esponendo i suoi soggetti a una angosciosa nudità esistenziale. Le giovani donne della Izzo non hanno nulla di seducente né di liberatorio nei loro "corpi liberati", ma mettono in scena una bellezza muta ed esangue, divorata all'interno da un male oscuro, da un disagio esistenziale che sembra negare il corpo stesso nell'esatto momento in cui viene esibito.

Lo spessore psicologico della rappresentazione viene accentuato da un'alterazione delle proporzioni fisiche dei corpi, talora impercettibile, talora volutamente accentuata , che esprime la profonda vulnerabilità della donna ma allo stesso tempo imprime alle protagoniste un'aura di silenziosa sacralità. Un anelito spirituale in alcuni casi enunciato dalle citazioni all'iconografia rinascimentale, in altri casi solo accennato dalla luce e dai colori freddi che ne descrivono e ne sottolineano l'anatomia scarna, enfatizzando la precarietà che indirizza verso lo spettatore uno sguardo carico di segreto.

Mimmo di Marzio

Testo critico "Trasfigurazioni", Milano, Galleria Obraz, 2007

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