ANTI-IDENTITA' 

Al cospetto di una realtà forzatamente basata sull'apparire, la ricerca della cosiddetta "anti-identità" porta alla definizione di una nuova estetica dominante, estetica nella quale il concetto stesso di imperfezione perde i suoi connotati negativi per assumere valori qualitativi più elevati. Un'estetica altra, dunque, che trasforma interiorità in esteriorità: ciò che si cela all'interno dell'essere ritratto diviene quindi la sola materia di discussione, ponendosi all'attenzione dello spettatore attraverso codici e canoni totalmente ridefiniti. Con una tangibile sensazione di base: l'anima identitaria di ciascun soggetto, mostrato in tutta la sua essenza, in realtà non è altro che metafora dell'esistenza dell'autrice stessa, frantumata in ogni prova fotografica e celebrata dalla diversità, exemplum maximum del concetto di anti-autoritratto.

È dunque il recente passato di Donatella Izzo - un passato di ricerca che si basa ora su ritratto e autoritratto come forme metaforiche della società, con una forte valenza concettuale e narrativa multi-strato; ora su un'analisi introspettiva del rapporto tra esteriorità e interiorità che la stessa società contemporanea produce - a porre le basi per la nuova stagione artistica, figlia di un momento storico nel quale l'arte in generale - e più in particolare la fotografia - condividono contestualmente l'intensa sensazione di stordimento che l'uomo contemporaneo sembra subire quotidianamente.

Padroneggiando le differenti tecniche fotografiche, con particolare attenzione alla diverse fasi di pre-produzione, produzione e post-produzione; e ponendo ancor più particolare cura nella scelta dei materiali e della presentazione finale, la giovane fotografa contemporanea milanese dà vita a complesso universo introspettivo, in contrasto con una realtà chiaramente dominata dall'apparenza.

Il ribaltamento speculare tra realtà e finzione trova inoltre la sua pienezza estetica in certe altre considerazioni di carattere ora misterico ora alchemico, considerazioni che gravitano da sempre attorno al processo fotografico: infatti, grazie a un impianto visivo estremamente controllato, si rende evidente la presenza di una dimensione onirica nella quale non esiste l'inganno del segno bensì la volontà più nascosta della realtà di essere. Mediante l'invenzione di identità inesistenti eppure assolutamente plausibili l'artista crea una nuova comunità di individui dotati di forti caratteristiche come simboli della propria personalità - in quanto individuo singolo; e campioni delle aspirazioni altrui - in quanto comunità.

Francesco Mutti

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